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18/10/2015

FIUTO E PASSIONE - intervista a Roberto Mammarella (Avantgarde Music) pt. I



Avantgarde Music è un nome rinomato nel mondo metal. Questa etichetta di Milano è riuscita negli anni a distinguersi dalle tante label nostrane per il coraggio e il fiuto nel produrre gruppi estremi e validi allo stesso tempo, italiani ma soprattutto in ambito estero.
A raccontarci la storia della sua nascita è il fondatore Roberto Mammarella, con cui ho avuto modo di scambiare "quattro" parole sul suo rapporto con gli artisti, i suoi colleghi, ma soprattutto sulla sua passione per Avantgarde e il suo lavoro.

    Unia: Come sono nate Avantgarde Music e Wounded Love Records?

Roberto: La Wounded Love Records non esiste più. Era una sottoetichetta nata senza un motivo particolare. Era l'etichetta del mio socio quando nel '96 abbiamo messo su il negozio Sound Cave, mentre io arrivavo con Avantgarde nel '94. Alcune uscite, che dovevano essere pubblicate presso Avantgarde, uscirono come Wounded Love Records, cosa non molto corretta perché se una persona decide di tenere una propria sottoetichetta, dovrebbe creare un suo concept. Invece Wounded Love proponeva dei dischi che potevano uscire per Avantgarde. Poi con il corso degli anni l'etichetta aveva perso un po' di senso.
Invece Avantgarde è nata come trasformazione di una precedente etichetta fondata nel '90 che si chiamava Obscure Plasma Records, che pubblicava solo 7" e tapes. Nel '94 ho deciso di fare le cose più seriamente.

    U. : Quali sono stati gli obiettivi che ti hanno spinto a fondare l'etichetta? Quali sono stati i primi passi?

R. : Partendo all'inizio come cliente, ma ho sempre avuto questo spirito di distribuzione. Tant'è che arrivavo a non comprare più le copie per me, ma ne compravo cinque/dieci per gli amici. Non solo in alcuni casi arrivavo anche a dare la mia copia all'amico scontento, poi la copia non tornava più indietro...

    U. : Conoscendo i tuoi retroscena musicali tra Monumentum e Cultus Sanguine, qual è stata la molla che ti ha permesso di passare da musicista a produttore? Anche perché non sono proprio la stessa cosa...

R. : No infatti, c'è un divario! Una volta non era così scontato promuovere il proprio gruppo presso la propria etichetta. Ad esempio i Cultus Sanguine uscirono per Wounded Love Records. Mentre i Monumentum uscirono per altre etichette perché se decidevo di fare "il musicista", non volevo che il disco lo pubblicasse la mia etichetta. Volevo che fosse qualcun'altro ad occuparsene.
Con gli anni cominci a vedere la cosa in maniera diversa. Adesso per Avantgarde uscirà la ristampa del primo disco dei Monumentum [In Absentia Christi ndr.], ma lo faccio solo perché c'è una forte richiesta dall'esterno.
La produzione ha completamente ucciso l'aspetto della creatività musicale. Parlo per mia esperienza: tutti mi chiedono di fare un nuovo disco dei Monumentum. Io avrei anche la volontà di farlo, ma arrivo a casa talmente privo d'energie che mettermi a comporre e suonare diventa l'ultimo dei miei pensieri. Non dico di no perché dentro di me ci sarebbe ancora la volontà di fare un altro disco. Se gestissi solo l'etichetta, il tempo lo troverei. Già il fatto di tenere aperto un negozio ancora oggi è un grosso impegno, in più basti pensare che nel 2015 gli studio projects non hanno più senso. O suoni in sede live, oppure i dischi creati in casa e poi registrati in studio hanno "vita breve". Per farti capire: un disco uscito ad ottobre, a dicembre non ne parlerà più nessuno. Per cui a volte mi chiedo perché dovrei affrontare questo sacrificio fisico e mentale.

    U. : Nel roster della Avantgarde sono passate band di elevata caratura, sia a livello musicale che di carriera. Ne cito giusto alcuni: Behemoth, Mayhem, Carpathian Forest, Evoken, Katatonia, Thergothon, Solefald, Keep Of Kalessin... Qual è stato l'input che ti ha spinto a promuovere e di conseguenza produrre questi gruppi?

R. : Tutti i gruppi da te citati sono diventati parte integrante di questo genere musicale, e già questo per me è motivo di grande soddisfazione. Sono stati gruppi che hanno lasciato il segno: Unholy, Kvist, Dolorian... Pensa che i Thergothon all'inizo non hanno guadagnato un euro dall'uscita del loro primo disco, però tutti ritengono che il funeral doom sia nato con loro, che i Kvist hanno fatto uno dei dischi fondamentali del black metal norvegese, i Keep Of Kalessin hanno fatto i primi due dischi per Avantgarde... Quindi è chiaro che per me la cosa è motivo di grandissima soddisfazione.

Io penso che non ci fosse una vera e propria motivazione nel produrre queste band. C'era ovviamente il fiuto nel cercare i gruppi. Quello che è sempre piaciuto alla gente e ai gruppi stessi di Avantgarde è che non ho mai preteso di ostentatare alcun tipo di autocompiacimento. Non ho mai voluto prendere il lavoro in maniera troppo seria. La mia non è un'etichetta professionale come può esserlo la Century Media. Per cui ho voluto mantenere quello spirito hobbistico di libertà. D'altra parte ho anche rischiato che questa mia attitudine fosse malinterpretata. Le band cominciavano a chiedere delle esigenze e delle aspettative diverse, come Katatonia o Behemoth che sono passati ad altre etichette...
Tuttavia sono il primo a sostenere che quei gruppi hanno fatto bene a cambiare etichetta. Se loro fossero rimasti con Avantgarde, probabilmente non avrebbero mai fatto carriera. In altri casi, invece, il cambio di etichetta è visto come qualcosa di naïf, vale a dire non ti cambia assolutamente niente. Vedi con gli Shining [gli svedesi ndr.]. Lo ritengo un gruppo "disperato" perché da quando sono nati continuano a cambiare etichetta, idem i Lifelover... Perché c'è questa tendenza che cambiando etichetta con una più grossa di conseguenza cambia il mood del gruppo.
Io ho sempre lasciato partire i gruppi senza alcun tipo di acido o astio. Un'altra cosa bella che mi hanno detto molti gruppi di Avantgarde è che finalmente avevano a che fare con una persona normale.

    U. : Rispetto al passato è cambiato qualcosa all'interno dell'etichetta da un punto di vista di produzione? O, appunto, di rapporto con gli artisti?

R. : Oggi i gruppi sono più dei "tocca e fuga". Collabori con una band, fai il disco, mandi le copie e poi in alcuni casi neanche li senti più. Quando ti dicevo che un disco ha "vita breve", non è soltanto agli occhi dei fan, ma anche agli occhi degli stessi musicisti.
L'anno scorso ho prodotto due gruppi: i Sivyj Yar e N.K.V.D. Dopo tre mesi dalla pubblicazione del disco, mi sono arrivate due mail da questi artisti dicendo che in allegato trovavo il loro nuovo disco e se mi interessava produrlo. Una volta i gruppi facevano un disco ogni due anni...
Quello della N.K.V.D. l'ha pubblicato sotto un altro nome [Autokrator per Iron Bonehead Productions ndr.]. Sivyj Yar, invece, mi ha risposto di rimandare la pubblicazione a settembre, a un anno dalla pubblicazione del precedente!
Il discorso della durata dei dischi condiziona anche il gruppo stesso. O ti proponi suonando in giro, oppure scompari.

    U. : Credo sia anche perché negli ultimi anni è cambiata la fruibilità dei dischi.

R. : Il potenziale dei dischi è nettamente più basso. Ci sono gruppi piccoli che fanno successo vendendo 500 copie ogni due mesi – fatta eccezione per Abigor e Darkspace. All'epoca 500 copie erano le copie promo, mentre oggi è il numero di album che vendi!


Intervista a cura di Mara "Unia" Zanetti (C) 03/10/2015
Traduzione ed editing a cura di Mara "Unia" Zanetti e Noemi "Noe" Valceschini (C)

for the English version, check this link.