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23/10/2015

FIUTO E PASSIONE - intervista a Roberto Mammarella (Avantgarde Music) pt. II


La volta scorsa c'eravamo lasciati alla prima parte dell'intervista con Roberto Mammarella, storico proprietario dell'etichetta Avantgarde Music - di cui avete anche la versione in lingua inglese a questo link.
Ora torniamo sui nostri passi con la seconda parte, anch'essa accompagnata dalla versione inglese.

    U. : E' cambiato anche il target dell'etichetta?

R. : Non credo. Avantgarde è sempre stata un'etichetta aperta a tutto, mantenedo comunque una matrice black/doom. Non ho mai trattato il death metal se non l'unico episodio con gli Avulsed e i Behemoth, che molti consideravano già death metal. Ho fatto anche gli Ataraxia, i Dark Sanctuary... Si è sempre fatto un po' di tutto.
Quello che mi piaceva è che la gente, pur producendo gruppi di generi diversi, capiva che c'era un filo comune, ossia il gusto di chi li ha firmati. Ovviamente non è che ti deve per forza piacere tutto quello che fa Avantgarde o in generale una particolare etichetta.
Quello che, invece, ho sempre cercato di evitare è firmare le band con l'impronta della major tipo Century Media o Nuclear Blast.
Adesso anche la Season Of Mist tenta di uscire dalla nicchia per essere un po' come queste due etichette, tant'è che i gruppi d'esordio non li propone più.

Adesso parlando della Season Of Mist e della polemica scatenata sul web [per la cronaca si riferisce al famoso post di Michael Berberian, proprietario dell'etichetta, pubblicato su Facebook ndr.]: quello che mi ha spaventato non è stato tanto ciò che ha detto riguardo i gruppi italiani, lì ci ho riso su. Quello che mi ha spaventato è stata l'altra parte dove dice: "non me ne fotte un cazzo della vostra musica, andatevene a fanculo, io non vi ascolto nemmeno".
Io la prima cosa che faccio al mattino è ascoltare le mail dei gruppi che ti scrivono perché è la materia con cui vivo e ho piacere a sentire di aver firmato un gruppo valido. Mentre lui dice direttamente: "non mandatemeli nemmeno perché al 99% fa schifo". Questo è tremendo! Fossi un cliente di questa etichetta non comprerei più un suo disco. Ovvio che se esce il disco del mio gruppo preferito non è che non lo ascolto più o non compro i CD usciti per Season Of Mist. Quello che però lui non si è reso conto è che così facendo sta sporcando i gruppi. Come dire abbiamo sanzionato la morte di questo genere musicale, quindi smettiamo di far suonare i giovani. Io invece sono l'opposto. Sono per il prepensionamento di certi gruppi...

    U. : Volevo farti la domanda riguardo la Season Of Mist più tardi, ma mi hai già risposto e quindi passo ad altro! Una domanda a livello personale: sul sito ufficiale dell'etichetta, nella sezione "MISSION" ho letto: "It was a big delusion and FAILURE to realise that i was arriving at work at morning with a “i wanna go home” feeling… and this lead to a big shake and break in the end of 2010.". Cosa è successo in quel periodo? Perché questo sentimento di oppressione?

R. : Perché mi sentivo soffocare. All'epoca avevo due soci a gestire l'etichetta e il negozio. Io ero l'ideatore della Avantgarde nel '94, poi nel '96 è nato Sound Cave, per cui ci siamo messi in tre soci. A quel punto benché fossi io il padre putativo dell'etichetta, c'erano queste persone che mi influenzavano parecchio e molto spesso in maniera negativa.
Ero stanco di dovermi sempre confrontare con gente che ti rispondeva sbuffando o ti diceva: "mah non so... forse è meglio firmare un altro gruppo che vende un po' di più...". Quindi arrivi ad un certo punto nel dover per forza dire: "Fate quel cazzo che volete!"
In quel periodo, tra l'altro, avevo lasciato la gestione dell'etichetta a loro, e mi sono ritrovato a dover stampare dei dischi di gruppi che non avevo firmato io.
Quindi la mia era una voglia di fuga che non puoi avere se fai questo lavoro. Se una persona pensa di aver dato tutto nell'etichetta e nel negozio, è giusto che se ne vada. Infatti quattro anni fa uno dei miei soci ha cambiato completamente lavoro, è uscito dal panoama musicale. Mentre l'altro se n'è andato dicendo che non voleva più avere a che fare col genere metal. Dopo un anno vengo a sapere che aveva fondato un'altra etichetta: la Dusktone!
Lì allora non era neanche una questione personale, probabilmente era una questione di chimica: invece di rischiare di far crollare la casa, è giusto che uno se ne vada... Tu! [ride ndr.]

    U. : Ma adesso vai d'accordo con i tuoi colleghi?
R. : [ride ndr.] Sì, adesso sì. Io all'inizio cercavo un socio che entrasse al posto loro, nonostante le divergenze passate. Cercavo un socio per il semplice fatto che adesso questo lavoro non dà più tanto da vivere. Bisogna lavorare sodo, c'è il mese che entra e il mese che non entra. La barca è questa: o siamo dentro assieme oppure no.
Il negozio comunque va alimentato. A volte ti ritrovi a dover sostenere delle spese per il negozio tralasciando i soldi per l'etichetta...

    U. : Allora ribalto la domanda: perché la necessità di aprire un negozio oltre che un'etichetta? Come hai sottolineato è un grosso impegno...

Foto interna del negozio (il trono del Re)
R. : Il negozio ai tempi è stata un'idea geniale perché all'epoca non c'era sulla piazza milanese un negozio di musica estrema come Sound Cave. C'era Mariposa che vendeva un po' di metal, ma di metal estremo non c'era niente.
Il negozio era la "cassa" dell'etichetta. Avere un'etichetta significava mandare in giro dei grandi dischi in conto vendita ai distributori. Mentre nella gestione di un negozio c'è un rientro immediato.
Oggi Sound Cave è una realtà ben diversa rispetto agli anni precedenti: a volte ci sono momenti di deserto totale, oppure i sabati che tengono abbastanza.
Gestire solo l'etichetta significa scomparire come commerciante, saresti dipendente solo dalle vendite di questa. Non c'è una via di mezzo. Oppure lavori a casa con un reparto spedizione e un magazzino a costo zero, ma questo è un altro discorso. Chiudere il negozio per andare in un ufficio con un quarto delle spese in meno per me non vale la pena.

Foto interna del negozio - LO SCAFFALONE.

    U. : Siccome sono una persona molto cattiva, adesso voglio fare un gioco con te. Vorrei farti delle "domande a scatto": rispondi la prima cosa che ti viene in mente e poi mi spieghi il perché....

    La miglior band prodotta da Avantgarde.

R. : Katatonia. Perché li ascolto volentieri, li ritengo tutt'oggi attuali e perché hanno saputo fare strada anche senza il sottoscritto.

    La peggiore?

R.: Gli Avulsed, in senso relativo non tanto per chi li compra quanto per me che li ho prodotti. I Drowning the Light, ma ce ne sarebbero una decina da elencare! [ride ndr.] Anche in tempi recenti... E ancora sotto contratto...

    Quale, invece, la band che non è mai passata sotto Avantgarde, ma che ti sarebbe tanto piaciuto produrre. Anche non-metal.

R. : Devo risponderti in modo realistico? [ride ndr.] Utopicamente non-metal i Depeche Mode, mentre stando nel genere con gli Anathema sarei morto contento. Tra l'altro ho avuto il piacere di fare un disco con l'ex-bassista degli Anathema [Duncan Patterson ndr.] con il suo progetto Alternative 4. Diciamo che con lui mi sono tolto un vizietto.

Oggi come oggi... [ci pensa un po' su ndr.] Italiani non credo... Gli Skepticism, ma perché me lo ripromettono da dieci anni a questa parte. Ce ne sarebbero mille altri da elencare... Potrei anche dirti Oranssi Pazuzu.

    U. : Siamo arrivati alla domanda finale: avete progetti in mente per il futuro dell'etichetta?

R. : In esclusiva mondiale! [ride ndr.] La prossima uscita sarà il DVD/Blu-ray dei Darkspace, cosa che lascerà parecchio il segno per i fanatici e i followers... L'altra, invece, è una cosa che mi affascina ma so che sarà un disastro economicamente parlando: la colonna sonora di un film norvegese che si chiama Morgenrøde [film diretto da Anders Elsrud Hultgreen, musiche di Ole Petter Sørum ndr.]. Non è un disco di musica black metal bensì di dark ambient. Questo tassello della colonna sonora mi mancava. Non sarà quella di Twin Peaks, ma almeno avrò la soddisfazione di non pubblicare solo dischi di band.


Ringrazio Roberto Mammarella per la cortesia e la disponibilità e Noemi Valceschini per l'aiuto di editing e traduzione.

Intervista di Mara "Unia" Zanetti (C) 03/10/2015
Traduzione ed editing a cura di Mara "Unia" Zanetti e Noemi "Noe" Valceschini (C) 

per la versione in inglese, andate a questo link.